MirComputers è specializzata in aggiornamento e potenziamento di computer già esistenti; è incredibilmente gratificante “sbloccare” potenzialità di qualcosa, e permette di dimostrare inequivcabilmente la differenza fatta dal nostro lavoro, che mettiamo anche in ogni macchina che costruiamo da zero ma non può essere apprezzata in mancanza di un confronto prima/dopo.

Nell’intervenire su macchine già esistenti, ci sono alcune procedure e terminologie che vogliamo spiegare

1 il concetto di STAGING

Si parla di STAGING per definire un operazione di aggiornamento che si svolge in parallelo e non in sovrascrittura rispetto all’installazione esistente.

Lavorare in questo modo ha praticamente solo vantaggi; ci permette non solo di testare le funzionalità e individuare le eventuali incompatiblità senza rischiare di intaccare la produttività, ma anche di poter mantenere il sistema precedente “congelato” nel caso ad esempio si riscontrassero problemi ad aprire un vecchio progetto, o poterlo usare nel caso di imprevisti successivi di altra natura come avvio di emergenza.

Gli svantaggi principali sono due: richiede l’acquisto di un secondo disco, e potrebbe causare problemi di attivazione con licenze che si appoggiano al seriale del disco

Questo è possibile molto facilmente e velocemente in ambiente Mac utilizzando un disco con installazione pulita ed eseguendo assistente migrazione; in questo modo possiamo anche scegliere di duplicare selettivamente solo i programmi e settaggi utente ma magari lasciare tutti i download e librerie solo nel disco originario (basterà dare nel nuovo la destinazione alla cartella già esistente sul vecchio).

La seconda modalità, unica possibile in ambito windows, è procedere ad un clone e poi ad aggiornarlo. Può essere utile anche su Mac come seconda opzione quando la migrazione causa problemi.

2 il concetto di BASELINE

Quando effettuiamo interventi migliorativi per le prestazioni, troviamo conveniente dimostrare la loro efficacia. Il primo passo è avere a disposizione anche un progetto nel programma di riferimento che porti le performance della macchina al limite o “clippa” (ad esempio surriscandandola, quindi magari si apre ma dopo un certo tempo di uso della macchina diventa ingestibile).

Inoltre, si faranno dei test “sintetici” con risultati numerici. Eseguirli è importante anche per evidenziare problematiche antecedenti, dato che il carico simulato potrebbe essere molto maggiore di quello affrontato realmente ed evidenziare instabilità presenti, che altrimenti potrebbero sembrare risultato di un nostro intervento.

Questi test potrebbero esser fatti con calma prima del nostro arrivo per risparmiare tempo, ma questo sia richiede l’installazione degli stessi e conseguente poi necessità di pulirli, sia esponema al rischio che su classiche situazioni “computer del cuggino” la macchina possa non reggerli e andare in crash: qesto ci porta al punto successivo…

3 I problemi che non sapevi di avere

Quasi sempre come tecnici noteremo molti più problemi nella macchina di quanti voi pensavate di averne; quando si tratta di configurazioni errate che influiscono sulle prestazioni la loro risoluzione si tradurrà in miglioramenti delle stesse, ma può succedere anche di trovare situazioni che al momento sono funzionanti ma presentano alti rischi di rottura in futuro. Il primo step sarà quindi di verificare sia visivamente, sia con programmi di monitoring, la situazione generale.
Si inizia scollegando preventivamente i dischi del cliente e utilizzarne uno nostro, con la suite di test pronta, per evitare qualsiasi rischio
Si inizia quindi tutto il testing di baseline, premurandosi di non incappare in surriscaldamento dannoso, e una volta raccolti i risultati si inizia risolvendo i problemi fisici come i classici dissipatori e ventole montati “in fantasia”, le ram e slot PCI popolati senza criterio ecc.

4 il tuning

Questi sono i settaggi dedicati al miglioramento delle prestazioni e dell’efficienza della macchina; quelli legati alle modifiche nel BIOS o con Throttlestop sono quasi tutti aumenti o diminuzioni di alcuni parametri per spingere le prestazioni fino a trovare il “punto di rottura” che causa instabilità. La verità è che questa procedura idealmente dovrebbe comprendere test che girano per ore e ore – quando viene eseguita sui computer che assembliamo, li teniamo almeno due giorni sotto stress.
Ma con una certa esperienza e tenendoci un po’ di margine di sicurezza conosciamo già i range “possibili” per la maggior parte delle componenti nelle situazioni standard, e un pomeriggio basta a sbloccare il 90% delle potenzialità.

Una seconda parte del lavoro riguarda i settaggi software; questi, detti anche “debloating”, sono più o meno “on/off” e vengono eseguiti ovviamente sul disco del cliente.